Dichiarare l'uso dell'IA quando pubblichi: cosa chiede Amazon e cosa chiede l'Europa

09 September 2026 | 1 visualizzazioni | 4 min lettura
Dichiarare l'uso dell'IA quando pubblichi: cosa chiede Amazon e cosa chiede l'Europa

Chi pubblica un libro oggi incontra, a un certo punto del percorso, una domanda a cui non era abituato: hai usato l'intelligenza artificiale? Compare nel modulo di pubblicazione, e la risposta va data prima di andare avanti.

Vale la pena capire cosa si sta dichiarando davvero — perché su questo tema circolano due leggende uguali e contrarie: che dichiararlo faccia sparire il libro dai risultati di ricerca, e che tanto non lo controlla nessuno.

La distinzione che conta: generato o assistito

Amazon KDP, al momento della pubblicazione, chiede di distinguere due situazioni.

Contenuto generato dall'IA. Il testo, le immagini o le traduzioni sono stati prodotti da uno strumento di intelligenza artificiale — e questo vale anche se poi ci hai messo mano. Modificare, correggere e riscrivere in parte un testo prodotto da una macchina non lo trasforma in contenuto scritto da te.

Contenuto assistito dall'IA. Il testo lo hai scritto tu, e l'IA ti ha aiutato a rifinirlo, correggerlo, accorciarlo, o ti ha dato idee e spunti che poi hai sviluppato per conto tuo.

La differenza sta in chi ha prodotto le parole che finiscono sulla pagina, non in quanto lavoro ci hai messo intorno.

Il contenuto generato va dichiarato. Il contenuto assistito, secondo le indicazioni attuali di KDP, non richiede dichiarazione — le operazioni di rifinitura e correzione ricadono in questa seconda categoria.

Due cose che vale la pena sapere, perché spengono le due leggende:

  • La dichiarazione non compare sulla pagina del libro. È un'informazione che dai alla piattaforma, non un'etichetta che i lettori vedono.
  • Dichiararlo non comporta il rifiuto del libro. Quello che fa rifiutare i libri è altro: bassa qualità, contenuti duplicati, violazioni di diritti. Non la casella spuntata.

Cosa dice l'AI Act europeo

Il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale è entrato in vigore nel 2024, con applicazione scaglionata negli anni successivi; le regole di trasparenza sui contenuti sintetici si applicano da agosto 2026.

Il punto da capire — e che quasi tutti gli articoli in circolazione confondono — è su chi ricadono gli obblighi:

Chi Cosa deve fare
Chi fornisce il sistema di IA Marcare i contenuti generati in modo che una macchina possa riconoscerli come sintetici
Chi usa il sistema per certi contenuti Rendere riconoscibili i contenuti che imitano persone o fatti reali (i cosiddetti deepfake)

L'obbligo di marcatura tecnica ricade quindi sul fornitore dello strumento, non sull'autore che lo usa. Un romanzo dichiaratamente d'invenzione non è un deepfake, e non fa scattare l'obbligo di disclosure previsto per quel caso.

Questo non significa che l'autore non abbia responsabilità: restano quelle contrattuali verso la piattaforma su cui pubblica — cioè la dichiarazione di cui sopra — e quelle generali sulla veridicità di ciò che pubblica, che l'IA non c'entri o meno.

Attenzione a un punto delicato: la saggistica. Un testo divulgativo con dati, date e citazioni prodotte da un modello linguistico va verificato riga per riga prima di pubblicarlo. Non è una questione di trasparenza, è una questione di responsabilità sul contenuto: le citazioni inventate le firmi tu.

E il diritto d'autore?

È l'altra domanda che arriva sempre, e la risposta breve è: il diritto d'autore protegge la creatività umana.

Negli Stati Uniti l'ufficio competente ha stabilito che le parti di un'opera generate da una macchina, senza un contributo creativo umano sufficiente, non sono registrabili; resta protetto ciò che è frutto di scelte umane — la selezione, l'organizzazione, gli interventi. In Europa il principio è simile e passa dal requisito di originalità come espressione della personalità dell'autore.

Tradotto in pratica: più il libro è tuo, più è tuo. Un testo prodotto da un modello e pubblicato senza interventi è in una zona grigia scomoda. Lo stesso testo, strutturato da te, riscritto, tagliato, con scelte tue in ogni capitolo, è tutta un'altra cosa — anche dal punto di vista della qualità, non solo legale.

Cosa fare, in concreto

  1. Rispondi alla domanda di KDP con onestà. Se le parole le ha prodotte un modello, è contenuto generato, anche dopo la tua revisione.
  2. Tieni traccia di come hai lavorato. Non serve un registro notarile: sapere quali parti sono tue e quali no ti serve se qualcuno te lo chiede, e ti serve per il punto 1.
  3. Verifica i fatti, sempre, in tutto ciò che non è invenzione dichiarata.
  4. Non cercare di aggirare la domanda. Non c'è nessun vantaggio da ottenere: la dichiarazione non è pubblica e non penalizza il libro.
Tag: AI Act KDP trasparenza intelligenza artificiale self-publishing diritto d'autore

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