L'odore del caffè amaro si mescolava al tanfo di cloro e morte. Sara Montefiore attraversò il cordone di polizia alle 6:47, il ticchettio dei suoi tacchi sul selciato bagnato di rugiada l'unico suono oltre al mormorio dell'acqua. La Fontana di Trevi, solitamente un tumulto di turisti e monete scintillanti, era un teatro vuoto, surreale nella sua maestosità silenziosa. I getti d'acqua continuavano la loro danza eterna, indifferenti al drappo bianco che celava una forma ai piedi di Oceano.
Marco Santini era già lì, la sua mole massiccia tesa come una corda di violino. La cicatrice sulla guancia sembrava più profonda alla luce grigia dell'alba. "Montefiore." La chiamò con un cenno del capo, la voce roca. "Vittima maschio, trentaquattro anni, turista tedesco. Nome: Lukas Bauer. Trovato galleggiante faccia in giù alle 5:20 da un addetto alla pulizia."
Sara si avvicinò al corpo, il suo sguardo già a caccia di incongruenze. Sollevò un angolo del telo. Lukas Bauer aveva i capelli biondi appiccicati alle tempie, gli occhi azzurri spalancati verso un cielo che non avrebbe più visto. La bocca era leggermente aperta, ma non c'era schiuma, nessun segno della classica lotta per l'aria dell'annegato. Le sue mani, galleggianti accanto al torso, non presentavano abrasioni sulle nocche, nessun segno che avesse tentato di aggrapparsi alla pietra scivolosa del bacino.
"Non è annegato," mormorò Sara, più a se stessa che a Santini. "O almeno, non così."
"Guarda questo." Santini le porse un tablet. Lo schermo mostrava il feed granuloso di una telecamera di sicurezza puntata sul lato sinistro della fontana. La data e l'ora in basso: 04:18:33. Lukas Bauer, riconoscibile dalla giacca di pelle marrone, si avvicinava alla balaustra. Sorrideva, estraeva una moneta dalla tasca. La lanciava dietro la spalla con un gesto goffo da turista. Poi, come colto da un pensiero, si chinò, intinse le mani nell'acqua bassa del bacino, ne raccolse un po' nel palmo e la portò alle labbra.
Sara trattenne il respiro. L'orologio digitale avanzava.
04:19:07. Lukas si drizzava, asciugandosi la bocca con il dorso della mano. Un'altra risata per la telecamera del suo amico, fuori campo.
04:19:20. Il suo sorriso si incrinava. Una mano andava allo stomaco.
04:19:47. Le gambe gli cedevano. Crollava all'indietro, sbattendo contro la balaustra prima di scivolare, quasi con delicatezza, nell'acqua. Non uno schizzo. Non un grido. Solo il tonfo sordo catturato dal microfono della telecamera.
"Quarantasette secondi," disse Sara, la voce piatta, metallica. "Dall'ingestione al collasso."
Santini annuì, la mascella serrata. "Tre testimoni indipendenti, tutti turisti in attesa dell'alba per le foto. Raccontano la stessa cosa: l'uomo beve, sorride, poi si accascia come se qualcuno gli avesse staccato la spina. Nessuno ha visto nessuno avvicinarglisi. Nessun contatto."
Il rumore dell'acqua di colpo sembrò troppo forte, un frastuono minaccioso. Sara alzò lo sguardo verso la maestosa scultura. La luce dell'alba, ancora obliqua, colpiva la superficie dell'acqua in un punto preciso, vicino alla statua di Abbondanza. Lì, per un attimo, vide un bagliore. Non il riflesso del sole. Qualcosa di diverso: un'iridescenza oleosa, un arcobaleno malato che danzava sulla cresta di un piccolo getto. Verde, viola, arancio tossico. Sbatte le palpebre. Riaprì gli occhi. Era sparita.
"Chiudi la fontana," ordinò, voltandosi verso Santini. "Ora. Niente accesso al bacino. Chiama l'ARPA per un'analisi completa dell'acqua, e voglio un team della Scientifica qui in dieci minuti a prelevare campioni da ogni bocchetta, da ogni condotto."
"Montefiore, è la Fontana di Trevi," obiettò Santini, ma la sua voce mancava di convinzione. "Il sindaco... il turismo..."
"Chiudila," ripeté Sara, senza alzare la tono. I suoi occhi nocciola erano fissi sull'acqua, ora apparentemente innocua e cristallina. "Qualcosa in quell'acqua l'ha ucciso. Fino a quando non sappiamo cosa, questa fontana è una camera a gas a cielo aperto."
Santini sospirò, un suono profondo e stanco, e portò il radiomobile alla bocca per impartire gli ordini. Poco dopo, le sirene dei vigili urbani cominciarono a ululare, e i primi agenti iniziarono a srotolare il nastro di delimitazione giallo, più largo, allontanando i primi curiosi radunatisi all'ingresso della piazza.
"Una delle testimoni è una guida turistica locale," disse Santini, ricongiungendosi a lei. "Lavora qui ogni mattina. Dice di aver visto l'uomo prima che accadesse. Forza, parliamo con lei prima che la paura le cambi la memoria."
La trovarono appoggiata al chiosco di una edicola chiusa, una donna giovane, carnagione olivastra, che si avvolgeva una sciarpa leggera attorno alle spalle nonostante il fresco mattutino stesse già cedendo il passo al caldo. I suoi occhi scuri, quando incrociarono quelli di Sara, furono una fuga immediata, un battere di ciglia troppo rapido.
"Signorina Costa? Sono l'Ispettore Capo Montefiore. Mi dica cosa ha visto."
Giulia Costa deglutì. "Io... niente di speciale. L'ho visto arrivare, con un amico. Ridevano. Lui ha bevuto. È una cosa che fanno in molti, sapete? Per portarsi via un po' di Roma. Una stupidaggine, l'acqua non è potabile, lo dicono i cartelli..." La sua voce si perse, gli occhi fissi sulla fontana ora circondata dal giallo della polizia.
"E dopo che ha bevuto?" incalzò Sara, mantenendo il tono neutro.
"È diventato... grigio. Di colpo. Come se qualcuno avesse spento la luce dentro di lui." Giulia scosse la testa, stringendosi la sciarpa più forte. "Poi è caduto. Silenziosamente. È stato quello il punto più strano. Di solito... quando la gente cade, fa rumore. Urla. Lui no. È scivolato via come un sasso."
"Ha notato qualcuno di sospetto nelle vicinanze? Qualcuno che potesse aver... interagito con l'acqua prima di lui?"
Un'esitazione. Una frazione di secondo in cui gli occhi di Giulia sembrarono volare verso il lato nord della piazza, poi tornare rapidamente a Sara. "No. Nessuno. C'erano solo turisti."
"E lei? Cosa fa qui alle quattro e mezzo del mattino?"
"Preparo i tour. I gruppi arrivano presto, per battere la folla. Conosco ogni pietra di questa fontana." Una punta di orgoglio professionale nella voce, subito spenta. "Ma questa... questa non l'ho mai vista."
Il telefono di Santini vibrò. Si allontanò di qualche passo, ascoltando. Quando tornò, il suo volto era una maschera di pietra. "Il medico legale. Preliminare, ma è categorico. Non è annegamento. Non c'è acqua nei polmoni nelle quantità letali. Non ci sono traumi interni, segni di avvelenamento da sostanze comuni rilevabili rapidamente. Il cuore semplicemente... si è fermato. Causa di morte: sconosciuta. Per ora."
Sara sentì un brivido freddo risalirle la spina dorsale, nonostante il sole che cominciava a scaldare l'aria. Guardò la fontana. L'acqua scorreva, limpida, invitante, mormorando segreti millenari. Quarantasette secondi. Un bagliore iridescente che svaniva. Un cuore che si spegneva senza motivo.
Non credeva al soprannaturale. Credeva nei fatti, nelle prove, nella logica. Ma in quel momento, sotto lo sguardo di pietra degli dei del mare, la logica sembrava essersi dissolta, goccia dopo mortale goccia, nelle acque troppo chiare della Fontana di Trevi. E una domanda le martellava nella mente, sincronizzata con il fragore incessante dell'acqua: se non era annegamento, cosa aveva ucciso Lukas Bauer? E, la domanda più urgente, la più terribile: quante altre monete, quante altre sorsate, quante altre morti silenziose avrebbe offerto Roma, prima che lei riuscisse a trovare una risposta?