Chi legge sceneggiature per lavoro ne riceve centinaia. La prima scrematura non riguarda la storia: riguarda l'aspetto della pagina. Non è pedanteria. Il formato americano è uno standard industriale, e serve a far tornare dei conti molto concreti — quanto dura il film, quante scene in esterna, quante notti, quanti attori in quale giorno. Un copione fuori formato rende impossibile quel calcolo, e dichiara alla prima riga che chi l'ha scritto non conosce il mestiere.
La buona notizia è che le regole sono poche e si imparano in un pomeriggio.
La pagina
Sono convenzioni fissate dalla macchina da scrivere e mai più cambiate, perché su di esse si regge il calcolo delle durate:
- Courier 12 punti. Non è nostalgia: è il carattere su cui è tarata la regola della pagina-minuto.
- Una pagina = un minuto di film. Da qui: un lungometraggio sta tra le 90 e le 120 pagine, un pilot da mezz'ora intorno alle 30.
- Margini asimmetrici, con il sinistro più largo per la rilegatura.
- Niente numeri di scena in una sceneggiatura di vendita: si aggiungono in produzione.
- Frontespizio essenziale: titolo, "written by", contatto. Niente immagini, niente citazioni, niente sinossi.
Se scrivi in un software dedicato, tutto questo è già impostato. Se scrivi in un elaboratore di testi generico, quasi certamente stai sbagliando qualcosa.
I quattro elementi
Una sceneggiatura è fatta di pochissimi mattoni, sempre gli stessi.
1. La slugline (intestazione di scena). Tutta in maiuscolo, dice tre cose: dentro o fuori, dove, quando.
INT. CUCINA DI WALTER - NOTTE
Solo GIORNO o NOTTE, non "tramonto avanzato" o "le 22:35". Il reparto produzione legge queste righe per contare le notti — che costano il doppio.
2. L'azione. Al presente indicativo, terza persona, solo ciò che si vede e si sente.
Walter conta le banconote sul tavolo. Si ferma. Ne conta
di nuovo una seconda volta, più lentamente.
Questo si può filmare. "Walter ripensa a quando suo padre gli aveva insegnato a contare i soldi" no: è un pensiero, e la macchina da presa non riprende i pensieri. È l'errore più diffuso in assoluto tra chi arriva dalla narrativa.
3. Il personaggio e il dialogo. Nome in maiuscolo, dialogo sotto, in una colonna più stretta.
WALTER
Ne mancano trecentocinquanta.
ASSUNTA
Lo so quanto ne mancano.
4. La parentetica. La riga tra parentesi sotto il nome, per un'indicazione di recitazione:
ASSUNTA
(senza alzare gli occhi)
Lo so quanto ne mancano.
Usala il meno possibile. Se ogni battuta ha bisogno di essere spiegata, il problema è la battuta.
Quello che non devi scrivere
- Indicazioni di macchina. "Carrello indietro", "primo piano su": sono decisioni del regista, e metterle in un copione di vendita è considerato un'invasione di campo. La regia si suggerisce con l'ordine in cui riveli le cose, non con i nomi delle inquadrature.
- Cosa pensa un personaggio. Vedi sopra: si mostra con un'azione.
- Descrizioni lunghe. Un blocco d'azione di quattro righe è già molto; oltre, il lettore salta.
- Un aggettivo per ogni sostantivo. La prosa da romanzo, in sceneggiatura, rallenta la lettura e basta.
- Sottolineature, grassetti, colori. L'enfasi la dà la scelta delle parole.
La struttura: i punti che il lettore cerca
Il modello più usato — quello codificato da Syd Field e diventato lingua franca dell'industria — divide il film in tre atti, con snodi che cadono in punti abbastanza precisi. Su un copione da 110 pagine:
| Snodo | Dove cade | Cosa deve succedere |
|---|---|---|
| Evento scatenante | pag. 10-12 | Qualcosa rompe l'equilibrio |
| Primo punto di svolta | pag. 25-30 | Il protagonista entra in un mondo nuovo |
| Punto centrale | pag. 55 | Cambia la posta in gioco, niente è più reversibile |
| Secondo punto di svolta | pag. 75-85 | Il momento peggiore, tutto sembra perduto |
| Climax | pag. 95-105 | Lo scontro finale |
Non sono una gabbia — molti film eccellenti li spostano — ma sono le attese di chi legge. Se al minuto trenta il protagonista non ha ancora fatto una scelta, la lettura si ferma lì.
Fountain, cioè scrivere senza pensare al formato
Esiste un modo di scrivere sceneggiature in testo semplice, con poche convenzioni di scrittura — si chiama Fountain — e lo si converte poi in pagina impaginata a norma. Il vantaggio pratico è enorme: il file resta leggibile ovunque, non dipende da un programma, si versiona come si versiona il codice, e nessuno perde tempo a sistemare rientri e tabulazioni.
Sulla piattaforma, i copioni generati escono sia in PDF impaginato secondo lo standard sia in Fountain, proprio per poterli riaprire e lavorare in qualunque strumento.
Tre errori che si vedono a colpo d'occhio
- Dialoghi troppo lunghi. Un monologo di venti righe sulla pagina è un minuto e mezzo di un attore che parla da solo. Quasi sempre si può dire con tre battute.
- Personaggi che dicono ad alta voce quello che pensano per informare lo spettatore. "Sai, da quando è morto mio fratello nel 2019 non riesco più a guidare": nessuno parla così.
- Scene che iniziano troppo presto e finiscono troppo tardi. La regola sartoriale: entra il più tardi possibile, esci il prima possibile. Togli i saluti all'inizio e i saluti alla fine — non servono mai.
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